Origini e lavorazione dei troccoli pugliesi
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Origine
Una sorta di spaghettone preparato in casa, tipico della provincia di Foggia ma che può essere parente dei bigoli (Veneto), dei spaghetti alla chitarra (Abruzzo) o dei tonnarelli (Lazio).

Lavorazione
Questa pasta lunga di grana ruvida, impastata con semola o farina di grano duro e uova, si ottiene con l’aiuto del “troccolo”, un mattarello scanalato o con lame circolari e parallele, capace di rigare verticalmente la sfoglia sulla quale viene passato e di trasformarla in questa variante pugliese dei maccheroni, il risultato è simile alle tagliatelle, ma i troccoli sono più spessi e corposi.

Caratteristiche organolettiche
Colore: giallo.
Odore: prevale l’uovo.
Sapore: sapidi, gusto più impegnativo della pasta preparata con sola farina.

Conservazione
I Troccoli vanno conservati in frigorifero. Se confezionati rifarsi alla data di scadenza e considerare in ogni caso che se non si trovano all’interno di una confezione la durata è di pochi giorni.

Degustazione e abbinamenti
I Troccoli, grazie al rinforzo dell’uovo e alla loro ottima “presa”, risultano adatti a sughi corposi e saporiti.
Come nel caso delle orecchiette e dei cavatelli, le varianti sono infinite, e nell’orientare la scelta dei vini comanderà il sugo con il quale si decide di condire i troccoli.
Tra le ricette segnaliamo: “Troccoli al sugo di polpo”, “Troccoli con cime di rapa e salsiccia”, “Troccoli con ragù di gamberi e verdure”.

Curiosità
Il Troccolo, detto anche torcolo, è strumento di tradizione antica, non sarà difficile, con qualche ricettario storico illustrato alla mano, rintracciare qualche antenato di antica ascendenza del tutto ancora perfettamente riconoscibile.

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